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Conferenza a Mosca sulle persecuzioni dei cristiani nel mondo

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Si è aperta a Mosca il 30 novembre la conferenza internazionale “La libertà di professione religiosa: il problema delle discriminazioni e persecuzioni dei cristiani”. Il forum è stato aperto dal metropolita Hilarion, presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, dal rappresentante della Santa Sede, l’arcivescovo Edwin Jospeh Ender, e dal rappresentante della presidenza dell’OSCE perla lotta al razzismo, la xenofobia e la discriminazione nei confronti dei cristiani e dei rappresentanti di altre religioni, dott. Massimo Introvigne.

Il forum è organizzato dalla Chiesa Ortodossa Russa con il sostegno del Comitato interconfessionale cristiano della Russia e delle fondazioni “S. Gregorio il teologo” e “Aiuto alla Chiesa che soffre”.

All’apertura dei lavori erano presenti rappresentanti dei Patriarcati ortodossi di Alessandria, Antiochia, Gerusalemme, della Serbia, delle Chiese Ortodosse di Grecia e di Cipro, della Chiesa cattolica romana, della Chiesa maronita, delle Chiese armena e Assira dell’est, di comunità musulmane e ebraiche, oltre che di varie organizzazioni internazionali, interconfessionali, interreligiose.

Nella propria relazione di apertura del convegno, il metropolita Hilarion, rifacendosi ai dati di Massimo Introvigne, rappresentante dell’Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa (OSCE), ha fatto rilevare che ogni cinque minuti nel mondo muore un cristiano a ragione della fede, o che ogni anno 105 mila cristiani muoiono di morte violenta in seguito a conflitti interreligiosi. Il metropolita ha sottolineato che non si può non riconoscere un fatto evidente: i cristiani sono attualmente la comunità religiosa più perseguitata al mondo.

Tra i paesi in cui i cristiani sono maggiormente perseguitati, il metropolita ha nominato Egitto, Libia, Tunisia, Algeria, Irak (dove, dopo l’intervento militare straniero, sono stati uccisi, o sono emigrati, i nove decimi della popolazione cristiana, un tempo risalente a un milione e mezzo di persone), Pakistan, Afganistan, Sudan del Nord, Nigeria, Eritrea, Somalia, Arabia Saudita, Maldive, Bangladesh, Malesia, Indonesia, Filippine, Mianma, Laos, India.

In seguito alla visita di novembre in Siria e Libano di Sua Santità il Patriarca Kirill, il metropolita Hilarion, che lo aveva accompagnato in quel viaggio, ha espresso preoccupazione per il futuro delle minoranze religiose, soprattutto dei cristiani, in Siria “in caso di instabilità politica e guerra civile”.

Allo stesso tempo, il metropolita Hilarion ha dichiarato che oggetto di persecuzione per motivi di odio religioso sono non solo i cristiani, ma anche i membri di altre minoranze religiose, come i rappresentanti delle comunità di yazidi in Iraq, o gli induisti in Pakistan, ecc. Concludendo l'esame della situazione delle minoranze cristiane nel mondo, il presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato ha notato che alcuni governi fanno molto per stabilire rapporti interreligiosi armoniosi.

Tra le cause dell’aumento delle persecuzioni dei cristiani, il metropolita in primo luogo ha citato l’estremismo e l'ideologia di odio, mascherata da pretesti religiosi, presenti in vari paesi musulmani. La seconda ragione del deterioramento delle relazioni tra cristiani e musulmani in diversi paesi, soprattutto in Africa, è da identificarsi in una certa aggressività missionaria, a volte praticata da alcune chiese evangeliche, i cui predicatori cercano attivamente di convertire al cristianesimo la popolazione musulmana locale. In terzo luogo, vi è anche un complesso di ragioni politiche ed economiche per cui alcuni stati hanno interesse a fomentare conflitti in paesi in cui i cristiani sono una minoranza. Un’altra causa della persecuzione di massa dei cristiani è il rifiuto dell’Europa della propria identità cristiana.

“Il processo di secolarizzazione ha fatto sì che la maggioranza degli europei non cerca più di conformare la propria vita con il Vangelo, e vive secondo gli standard secolari della società dei consumi”, ha detto il metropolita Hilarion.

Il presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca ha evidenziato il ruolo storico dei paesi europei e della Russia per proteggere le minoranze cristiane. Tuttavia, ha sottolineato che la questione della persecuzione dei cristiani per molti anni è stata praticamente taciuta in Europa, “i politici europei, motivati ​​da uno spirito di correttezza politica, hanno parlato molto l'inammissibilità dell’antisemitismo, dell’islamofobia e di altre espressioni di intolleranza etnica o religiosa, ma l’argomento della discriminazione dei cristiani è stato in tutti i modi tenuto sotto silenzio”.

Secondo il metropolita Hilarion, la situazione ha cominciato a cambiare solo negli ultimi anni, quando le organizzazioni internazionali hanno richiamato l'attenzione dell’opinione pubblica mondiale sulla questione della persecuzione dei cristiani. Nell'aprile 2009, l'ultima conferenza Onu a Ginevra sulla lotta contro il razzismo e la xenofobia ha condannato la discriminazione contro i cristiani. Nel dicembre del 2010, appositamente per il "Meeting sulla libertà di religione", tenutosi a Vienna su iniziativa dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), è stato preparato un documento di 40 pagine, che contiene una descrizione dettagliata degli eventi e situazioni in cui i cristiani sono stati vittime di discriminazione e di intolleranza. Il 16 marzo 2011 a Bruxelles nella sede del Parlamento europeo si è tenuto un seminario sulla cristiano fobia; il 20 gennaio 2011 è stata adottata la risoluzione "Sulla situazione dei cristiani alla luce della tutela della libertà religiosa", che condanna l'assassinio e la discriminazione dei cristiani in diversi paesi, tra cui Egitto, Nigeria, Pakistan, Iran, Iraq, Filippine. La risoluzione, che si rivolge ai governi e ai parlamenti di questi paesi, è stata approvata a maggioranza.

Parlando delle attività della Chiesa ortodossa russa per la tutela dei cristiani perseguitati, il metropolita Hilarion ha detto che il Patriarcato di Mosca è intervenuto pubblicamente opponendosi, e continua ad opporsi con fermezza ad ogni forma di xenofobia, intolleranza religiosa e l'estremismo. “Abbiamo capito, a suo tempo, il risentimento dei musulmani in occasione della pubblicazione delle vignette offensive nei riguardi di Maometto in una rivista scandinava. Siamo sinceramente disposti a discutere con i fratelli musulmani le questioni di moralità pubblica di loro interesse, siamo pronti a lavorare con loro sui campi più vasti; in breve, vorremmo sviluppare con loro un dialogo aperto e onesto”, ha detto il metropolita.

“In Russia, come si sa, non ci sono mai state guerre di religione, anche se nel paese abitano milioni di seguaci di religioni diverse. Ma non possiamo restare indifferenti di fronte all'oppressione dei nostri fratelli nel mondo islamico, e speriamo che i nostri compagni musulmani ci sosterranno. Speriamo anche che i loro correligionari in altri paesi sappiano condividere il dolore dei cristiani sofferenti, e cerchino di porre fine alla loro persecuzione e discriminazione”, ha detto il presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca. Egli ha inoltre espresso la speranza che la questione della persecuzione dei cristiani venga considerata nel contesto della cooperazione inter-cristiana.

“Occorre creare un centro permanente per la raccolta e lo studio delle informazioni sulla persecuzione per motivi religiosi. Ogni caso di persecuzione dei cristiani dovrebbe essere oggetto di procedimenti giudiziari”, ha aggiunto. “Le Nazioni Unite possono e devono chiedere il rispetto delle norme generalmente accettate della libertà religiosa da parte degli Stati membri”. Secondo il metropolita, anche nel processo di preparazione del Concilio Pan-ortodosso si dovrebbe parlare della questione delle persecuzioni dei cristiani in varie parti del mondo.

In un videomessaggio rivolto ai partecipanti alla conferenza, Laura Lasserre, Presidente del Consiglio dei Diritti Umani dell'ONU, ha sottolineato che la libertà di coscienza e di religione è un diritto umano fondamentale e si devono cercare tutti i modi per promuovere la comprensione reciproca e la tolleranza, per prevenire la violenza e la discriminazione contro i cristiani.

Il portavoce del Vaticano arcivescovo Edwin Joseph Ender ha notato che anche nei paesi dove oggi non c'è palese violenza religiosa, esiste una tendenza a ritenere inconsistente ogni manifestazione di religiosità e a non permettere alcuna influenza della religione sulla società. "La discriminazione contro i cristiani, anche in quei paesi in cui essi costituiscono la maggioranza della popolazione, deve essere presentata alla società come intollerabile, alla pari con l'antisemitismo e l'islamofobia", ha detto il presule.

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