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Tavola rotonda sul problema della Siria

Tavola rotonda sul problema della Siria

L’11 Settembre si è tenuta presso l’agenzia stampa di Mosca “RIA News” una tavola rotonda dal tema "Siria: destino dei cristiani e possibili vie per un'armonia interreligiosa".

All'evento hanno partecipato il presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, metropolita Hilarion, e il segretario generale della Conferenza dei vescovi cattolici della Russia, Mons. Igor Kovalevsky.

Nel suo intervento, il metropolita Hilarion ha detto:

"La guerra in Siria, che viene spesso considerata una guerra civile, in realtà non è soltanto una guerra civile, dato che in Siria combattono mercenari stranieri. Tutti sanno che la Siria è ora l’arena di un conflitto armato, cui partecipano anche Stati esteri. Questo, naturalmente, complica notevolmente la soluzione della questione siriana; tuttavia ritengo che, soprattutto negli ultimi giorni, quando è stata ampiamente discussa l’intenzione degli Stati Uniti di compiere attacchi aerei in Siria, la comunità internazionale, nelle persone di numerosi leader politici e praticamente di tutti i leader religiosi, si è opposta all'iniziativa.

L' unanimità dei leader religiosi in proposito dimostra che non vi è altra soluzione per la questione siriana, che non quella di negoziati pacifici, di una risoluzione politica. Un attacco militare contro il paese porterà inevitabilmente alla perdita di vite umane e non potrà risolvere, o aiutare a risolvere, quei problemi che hanno portato all’attuale guerra.

La Chiesa ortodossa russa in questi ultimi anni ha ripetutamente sostenuto la popolazione cristiana in Medio Oriente. Siamo consapevoli che il conflitto siriano non è solo un conflitto che si svolge in un dato paese. Esso è il seguito dei processi che si stanno verificando in tanti paesi del Medio Oriente, dove stanno guadagnando forza elementi radicali che mettono in crisi la pace interreligiosa. In quei paesi in cui questi estremisti arrivano al potere, o prendono il controllo della situazione, diventano vittime le minoranze religiose, tra cui i cristiani.

Un esempio eloquente è l'Iraq, dove sotto il regime di Saddam Hussein vivevano un milione e mezzo di cristiani. Con l'aiuto di forze militari straniere, il regime è stato rovesciato in nome di una presunta democrazia e prosperità. Tuttavia, uno dei risultati di questi eventi è stata la persecuzione dei cristiani, il cui numero oggi è variamente stimato, da 150 a 250 mila persone. Praticamente non ci sono più cristiani in Libia. Tempi molto duri stanno vivendo i cristiani in Egitto: sotto il potere dei "Fratelli Musulmani" sono diventati più frequenti gli incendi di chiese, gli attacchi contro il clero e i fedeli. Come risultato, molti cristiani sono stati costretti a lasciare il paese.

La destabilizzazione della situazione in Medio Oriente è il risultato non solo della guerra civile, ma anche il fatto che le principali potenze mondiali hanno in questa regione interessi politici ed economici. Alcuni paesi stanno fomentando conflitti interreligiosi, il che porta a conseguenze disastrose per la regione. Ostaggi della politica dei paesi occidentali diventano i cristiani locali, perché vengono identificati con questa politica, sono considerati alleati dell'Occidente, e diventano vittime.

Gli eventi che si svolgono in questo momento in Siria suscitano profonda ansia e preoccupazione per la sorte del cristianesimo in questo paese. Il cristianesimo esiste in Siria fin dal I secolo. I cristiani costituiscono la popolazione originaria di questo paese, e vi hanno vissuto per venti secoli. Dopo la comparsa dell'Islam in Siria, per molti secoli cristiani e musulmani hanno vissuto in pace, fino ai nostri giorni. Ora, nelle regioni della Siria dove prendono il potere i ribelli, le forze radicali, i cristiani diventano il loro primo bersaglio. Le chiese cristiane vengono profanate e distrutte, i sacerdoti sono rapiti e uccisi. Decine, centinaia di migliaia di cristiani sono stati costretti a fuggire dal paese o a vivere come rifugiati al suo interno. Questo disastro umanitario che ha colpito non solo i cristiani, ma anche moltissimi musulmani moderati, continua a svilupparsi. Secondo diverse stime, più di due milioni di persone hanno abbandonato il paese.

Il 22 aprile sono stati rapiti il metropolita Bulos di Aleppo (della Chiesa ortodossa di Antiochia), e il metropolita Yohanna Ibrahim (della Chiesa siro-ortodossa ). Li conosco personalmente, sono persone che godono di grande rispetto nelle loro chiese. Fino a oggi non abbiamo notizie di loro, non sappiamo dove si trovino, in che condizioni siano tenuti prigionieri, non sappiamo neanche se siano ancora vivi. Stiamo facendo vari sforzi per venire a sapere qualcosa, ma fin qui senza successo. Siamo testimoni di numerosissime tragedie di questo tipo.

I piani della leadership americana di fare delle incursioni aeree per colpire il territorio siriano, che ora sembrano essere sospesi, suscitano viva preoccupazione nella Chiesa ortodossa russa.

Oggi è l'11 settembre. Tutti ricordiamo bene quell’11 Settembre 2001, quando il mondo intero ha seguito con orrore quanto stava succedendo a New York. Il mondo intero allora ha condiviso la sofferenza degli USA, del popolo americano e delle sue autorità. Ora gli stati d'animo sono ben diversi. La retorica militarista che sentiamo, anche nei confronti dei paesi del Medio Oriente, suscita sentimenti ben diversi nei riguardi degli Stati Uniti d'America. Oggi i piani di attacchi militari contro la Siria non sono stati cancellati dall’ordine del giorno, ma solo sospesi.

Ieri sera il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia Kirill ha inviato una lettera al presidente Barack Obama. Questa non è la prima lettera del Patriarca sulla questione siriana. Già il 23 aprile il Patriarca aveva scritto al presidente degli Stati Uniti a proposito dei due metropoliti rapiti; ma fin qui questa lettera non ha avuto risposta".

Il Presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca ha poi dato lettura del messaggio di Sua Santità il Patriarca Kirill al presidente degli Stati Uniti.

E’ poi intervenuto il segretario generale della Conferenza dei Vescovi Cattolici della Russia, Mons. Igor Kovalevsky. Egli ha osservato che la notizia della sospensione di un intervento militare in Siria non può essere considerata una soluzione completa per la questione siriana, ma è incoraggiante. "Noi siamo un’organizzazione religiosa cristiana, e non diamo valutazioni dei leader politici. Facciamo però appello alla coscienza di coloro a cui è affidata la cura del bene comune", ha detto.

Il sacerdote ha affermato che la Chiesa richiama l'attenzione, prima di tutto, sulla componente umanitaria del problema siriano, sulla morte delle persone, la devastazione del paese, la situazione dei rifugiati. Particolare attenzione è rivolta alla persecuzione dei cristiani che, pur essendo la popolazione originaria della Siria, sono oggi sull'orlo dell'estinzione. Il problema degli eccidi non è tanto interreligioso, quanto politico, ha detto. La Chiesa cattolica chiede di porre fine allo spargimento di sangue e di cercare una soluzione pacifica del conflitto. La posizione della Chiesa Cattolica è stata resa nota nel recente messaggio di Papa Francesco al presidente russo Vladimir Putin. Invece di un intervento militare è necessario riprendere la ricerca di una via pacifica per risolvere la situazione attraverso il dialogo tra le parti, con il pieno sostegno della comunità internazionale.

Anche il Consiglio delle Conferenze episcopali d'Europa e il Consiglio delle Chiese europee hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui si oppongono alla guerra in Siria e hanno esortato tutti a sostenere l'iniziativa del Papa della Giornata di preghiera per la pace in Siria, che si è tenuta il 7 settembre.

In risposta ad una domanda dei media su quali passi occorra fare per ristabilire buone relazioni tra le varie comunità in Siria, il metropolita Hilarion ha osservato che la cosa primaria è la cessazione delle ostilità. "Finché sono in corso operazioni militari, il processo di risoluzione è praticamente paralizzato, - ha detto il presidente del Dipartimento. - In questo senso, gli sforzi di tutte le potenze mondiali devono mirare a far sedere le parti in conflitto al tavolo dei negoziati, e convincerli a rinunciare alla violenza" .

Mons. Igor Kovalevsky ha condiviso la visione del metropolita Hilarion che occorre fermare immediatamente lo spargimento di sangue in Siria. A suo avviso, questo conflitto "non ha carattere interreligioso, questo è un conflitto puramente politico, si tratta di una crisi del potere politico in Siria". I leader religiosi potranno contribuire al ripristino della pace nel territorio siriano, ma della soluzione del conflitto è responsabile l’elite politica del paese.

Il metropolita Hilarion ha anche lanciato un appello ai leader religiosi musulmani, affinché non contribuiscano alla radicalizzazione dell'Islam nella regione del Medio Oriente e nelle altre parti del mondo. "Siamo convinti che l'Islam sia una religione di pace - ha detto. - Nel nostro paese abbiamo un’esperienza di secoli di convivenza pacifica tra cristiani e musulmani. Noi abbiamo contatti diretti con molti leader religiosi del mondo islamico. Il Patriarca Kirill ha incontrato il Mufti di Siria durante la sua visita nel paese, e ha più volte incontrato altri leader religiosi del Medio Oriente. Siamo in costante dialogo con la comunità islamica dell'Iran, con l'Amministrazione degli affari religiosi della Turchia. I nostri legami con musulmani di diversi paesi del mondo sono molto forti, e siamo molto preoccupati per il fatto che oggi, sotto slogan islamici, venga predicato l’estremismo e vengano compiuti atti che non sono compatibili con nessuna religione, né con la dignità umana".

Da parte sua, Mons. Kovalevsky ha detto che anche la Chiesa cattolica ha una vasta esperienza di collaborazione positiva con la comunità musulmana. "Speriamo che i leader musulmani ascoltino la voce della Chiesa e prevalga la saggezza, perché l'estremismo è una strada che non porta a nulla, è una perversione della religione".

Il capo del Dipartimento per le relazioni esterne della Chiesa russa e il segretario generale della Conferenza episcopale cattolica di Russia hanno poi risposto a una domanda su quale tipo di assistenza sia fornita ai rifugiati cristiani della Siria dalla Chiesa ortodossa e da quella cattolica.

Il metropolita Hilarion ha messo in rilievo il ruolo importante della Società Imperiale Ortodossa di Palestina nel fornire regolare assistenza umanitaria ai rifugiati che si trovano attualmente in Siria. L'assistenza è fornita non solo ai cristiani, ma anche ai musulmani, a prescindere dalle confessioni religiose. "Dobbiamo fare ogni sforzo per assicurare che queste persone possano tornare alle loro case e possano vivere in pace nella loro terra d'origine, nella patria dei loro antenati", ha detto il metropolita.

Mons. Kovalevsky ha aggiunto che in diversi paesi europei la Chiesa cattolica romana si occupa regolarmente dei rifugiati. Non molto tempo fa, Papa Francesco ha visitato l'isola di Lampedusa e ha esortato le autorità italiane di aiutare queste persone. La Caritas e altre organizzazioni caritative cattoliche offrono assistenza completa a migranti e rifugiati provenienti dai paesi della regione del Medio Oriente, ha detto padre Igor.

Il metropolita Hilarion ha poi rilasciato un'intervista alla televisione della Repubblica araba siriana, nel corso della quale ha detto tra l’altro:

"Riteniamo inammissibile qualsiasi ingerenza militare nel conflitto siriano da parte di paesi stranieri. Ogni nazione deve decidere del proprio destino, scegliere il proprio governo. Ogni interferenza dall’esterno porta nuove catastrofi umanitarie, nuove tragedie umane e nuove vittime. Noi non possiamo dare una soluzione pronta, ma siamo convinti che essa debba essere trovata in campo politico, col dialogo tra le parti in conflitto. Qualsiasi intervento militare non farebbe che peggiorare la situazione.

Tutte le parti in conflitto devono dar prova di una certa flessibilità. Naturalmente, si dovrà fare qualche compromesso, ma ciò è necessario per porre fine allo spargimento di sangue e alle sofferenze che sta vivendo il popolo siriano. Qualsiasi soluzione politica proposta deve essere approvata da tutti e considerata con la massima attenzione".

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