Rispondendo alle domande di Edward Pentin, corrispondente romano della testata cattolica americana National Catholic Register, il Presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca parla del Concilio Pan-ortodosso previsto per il 2016, dell’attuale situazione in Ucraina, dei rapporti ortodosso-cattolici (cfr. http://www.ncregister.com)

– Che importanza ha per la Chiesa ortodossa il Concilio Pan-ortodosso previsto per il 2016? Può  essere visto come qualcosa di simile al Vaticano II nella storia della Chiesa cattolica ?

– Il Concilio Pan-ortodosso è importante in quanto sarà il primo Concilio, dopo l’era dei Concili Ecumenici, in cui saranno rappresentate tutte le Chiese ortodosse riconosciute oggi come tali. Per più di 12 secoli, ci sono stati dei Concili a vari livelli, ad alcuni dei quali hanno partecipato anche rappresentanti di varie Chiese, ma questo sarà il primo autenticamente pan-ortodosso di questo periodo. Questo Concilio è il frutto di un lungo lavoro svolto dalle Chiese ortodosse locali per oltre 50 anni. Non direi si possa confrontarlo con il Concilio Vaticano II, perché l’ordine del giorno è completamente diverso. Inoltre, non ci aspettiamo da questo Concilio alcuna riforma che cambi in modo sostanziale la vita dell’Ortodossia.

 

– Il Patriarca Kirill ha detto che il Concilio Pan-ortodosso deve affrontare questioni come l’espulsione dei cristiani dalle regioni del Medio Oriente e Nord Africa, il culto del consumismo, la distruzione dei fondamenti della morale e della famiglia, la clonazione e la maternità surrogata. Che importanza hanno questi problemi per Lei, vorrebbe che anche altri temi, come l’unità con la Chiesa cattolica, fossero inclusi nell’agenda del Concilio?

– Le dichiarazioni di Sua Santità il Patriarca Kirill riflettono la posizione della Chiesa ortodossa russa, secondo cui l’ordine del giorno del Concilio Pan-ortodosso deve essere integrato con temi di attualità per la società di oggi, che richiedono una risposta da parte del mondo ortodosso. Inoltre, vi è una lista di dieci temi su cui le Chiese ortodosse locali hanno elaborato dei documenti durante i molti anni di lavoro preparatorio pre-conciliare. Su otto di questi temi tutte le Chiese locali hanno già raggiunto l’unanimità e, dopo qualche perfezionamento, questi documenti saranno sottoposti al Concilio. Tra di essi c’è anche il tema della posizione della Chiesa ortodossa riguardo al proseguimento del dialogo con le altre confessioni cristiane, tra cui il cattolicesimo.

 

– Perché questo Concilio è necessario e perché proprio ora?

– Lo stabilimento di meccanismi conciliari a livello pan-ortodosso è necessario a tutte le Chiese locali. Questa necessità ha motivato la partecipazione delle Chiese locali alla preparazione del Concilio, che ha avuto inizio nel 1961 con la Conferenza pan-ortodossa di Rodi. Ora, questo lungo lavoro preparatorio si avvicina al completamento, ed è previsto che il Concilio sia convocato nel 2016, se circostanze impreviste non lo impediranno.

 

– La politica della Russia in Ucraina ha provocato una grave protesta in Occidente. Qual è la posizione della Chiesa ortodossa? La politica dell’Occidente su questo problema è sbagliata?

– La Chiesa ortodossa russa comprende russi, ucraini, bielorussi e persone di molte altre nazionalità. L’ unità spirituale delle nostre nazioni ha resistito alla prova del tempo per secoli. Difficile che l’attuale crisi politica in Ucraina possa cambiare nulla in questo senso. La posizione della Chiesa ortodossa russa non può essere condizionata da una qualche linea politica particolare: infatti, i fedeli della nostra Chiesa hanno opinioni politiche diverse e sono cittadini di stati diversi.

Più ci avviciniamo a Dio, e più siamo vicini gli uni agli altri: la fede in Cristo e l’amore per Cristo non dividono, ma uniscono. Noi non abbiamo mai diviso il gregge dei nostri fedeli secondo criteri di nazionalità.

Per l’ Ucraina una tragedia è stato il sangue di molte persone, versato nel mese di febbraio a Kiev. Sia la giustizia divina che quella umana esigono che su questa catastrofe sia fatta luce, subito e in maniera esaustiva. Tuttavia, i politici europei non hanno unità di opinione su questo tema, come su molte altre questioni riguardanti l’avvenire dell’Ucraina e del suo popolo. In questa situazione, il ruolo della Chiesa non è quello di pronunciare parole altisonanti, ma di pregare e condividere la sofferenza.

 

– Alcuni sostengono che i legami tra la Chiesa ortodossa russa e lo Stato siano troppo stretti. E’ d’accordo? E in che misura queste relazioni influenzano la vita della Chiesa e la sua integrità, in particolare relativamente al tema della sovranità dell’Ucraina?

– La Chiesa ortodossa russa e lo Stato russo mantengono relazioni di rispetto reciproco, basate sui principi di cooperazione e non ingerenza negli affari l’uno dell’altro. Ma simili relazioni sono mantenute dalla nostra Chiesa con molti altri stati nel cui territorio essa svolge la sua missione. La Chiesa è il corpo di Cristo che vive secondo le leggi stabilite da Dio e segue i valori spirituali e morali manifestati nella Rivelazione divina. Il suo ministero è incentrato sulla cura del suo gregge, sulla tutela e promozione dei principi morali tradizionali nella vita privata e sociale, e sull’istruzione religiosa.

La Chiesa ortodossa russa e lo Stato non interferiscono l’uno negli affari  dell’altro. Ciò non significa, tuttavia, che la Chiesa debba rimanere indifferente allo sviluppo della situazione in Ucraina.  Kiev è la culla dell’ortodossia russa e il suo nucleo originario, dal momento che è il luogo da cui il cristianesimo orientale iniziò a diffondersi nel territorio dell’antica Rus’. La Chiesa Ortodossa Ucraina, pur essendo pienamente indipendente amministrativamente, è parte integrante della Chiesa ortodossa russa. Ecco perché il dolore dei fedeli ucraini è il nostro dolore. Siamo profondamente turbati dalle manifestazioni di aggressione nei confronti dei nostri fratelli e sorelle ucraini da parte degli estremisti. In questi giorni, eleviamo le nostre preghiere affinché il confronto civile in Ucraina si fermi al più presto e il popolo ucraino possa tornare a una vita pacifica.

 

– Lei ha fatto molto per lo sviluppo delle relazioni tra ortodossi e cattolici. Quali sono le sue speranze per il futuro? Un incontro tra il Papa e il Patriarca si potrà realizzare sotto l’attuale Papa Francesco, o era più probabile sotto il pontificato di Benedetto XVI?

– È vero, io mi sono molto occupato del dialogo con la Chiesa cattolica, sia negli anni in cui ho diretto il segretariato per le relazioni inter-cristiane nel Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, sia quando, come vescovo di Vienna e Austria, ho esercitato il mio ministero episcopale in un paese cattolico, mantenendo i rapporti con i rappresentanti della Chiesa cattolica in Austria e in Ungheria. Ora, in qualità di Presidente del Dipartimento per le relazioni esterne, ho visitato ogni anno Roma, incontrandomi prima con Papa Benedetto XVI e ora con Papa Francesco e con i responsabili di diversi dicasteri della Curia Romana.

Oggi noi, ortodossi e cattolici, ci confrontiamo con problemi simili in tutto il mondo, e le nostre posizioni su molte questioni coincidono in misura considerevole.

Il dialogo ortodosso-cattolico si realizzaza a vari livelli: a livello pan-ortodosso nel quadro della Commissione mista per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse, e a livello della nostra Chiesa locale (il Patriarcato di Mosca è impegnato in dialoghi bilaterali con le Conferenze Episcopali di alcuni paesi). Il dialogo teologico è in corso già da 33 anni, e le sue realizzazioni sono evidenti, così come è evidente l’esistenza di alcune differenze nelle nostre dottrine.

Oggi la più importante, ma non l’unica, questione che divide i cattolici e gli ortodossi riguarda il problema del primato nella Chiesa universale. La differenza nella sua comprensione ha costituito, un tempo, uno dei motivi che hanno portato alla divisione tra la Chiesa d’Oriente e d’Occidente. In Oriente, il Papa era riconosciuto come il successore di San Pietro, e la Sede di Roma occupava il primo posto tra le cattedre patriarcali, in conformità con le decisioni dei Concili Ecumenici. Tuttavia, allo stesso tempo, la Chiesa orientale vedeva il vescovo di Roma come un “primo fra pari” (primus inter pares) e non gli ha mai attribuito poteri superiori a quelli dei primati delle altre Chiese.

Oltre alle differenze propriamente teologiche, vi sono anche i cosiddetti “fattori non teologici di divisione”. Si tratta, sia della memoria storica delle controversie e dei conflitti del passato, che di una grande quantità di pregiudizi reciproci che anche, purtroppo, di alcuni problemi che sono insorti nel periodo moderno della storia.

Nonostante tutto ciò, ortodossi e cattolici possono già lavorare insieme su molte questioni. Tra la Chiesa ortodossa russa e la Chiesa cattolica romana esiste già una comprensione comune delle questioni di etica sociale ed economica, di morale tradizionale e di vari altri problemi della società di oggi. Le nostre posizioni sulla famiglia, la maternità, la crisi demografica, sulle questioni di bioetica, sul problema dell’eutanasia e molte altre questioni sostanzialmente coincidono.

Questo accordo di base rende possibile per le nostre Chiese di portare già ora la nostra comune testimonianza a Cristo di fronte al mondo laico. Abbiamo un’esperienza molto positiva di organizzazione comune di eventi ortodosso-cattolici, sia nel settore della tutela dei valori morali, che in quello della cooperazione culturale.

Oggi c’è un reale interesse da entrambe le parti per uno sviluppo fecondo del dialogo bilaterale tra la Chiesa ortodossa russa e la Chiesa cattolica romana. Quanto a un eventuale incontro dei Primati delle nostre Chiese, esso è del tutto possibile, ma deve essere preparato con cura. Noi non escludevamo che tale incontro si potesse realizzare sotto il Papa Benedetto XVI, ma non abbiamo avuto tempo per prepararlo. Non vedo perché ora non potrebbe essere organizzato sotto Papa Francesco.

Già lo scorso autunno, mi sembrava che entrambe le parti fissero pronte a cominciare il lavoro preparatorio. Ma gli eventi in Ucraina ci hanno rigettato molto indietro, prima di tutto, a causa delle azioni dei greco-cattolici, che sono visti dalla Chiesa cattolica romana come un “ponte” tra Oriente e Occidente, e che noi invece vediamo come un grave ostacolo al dialogo tra ortodossia e cattolicesimo.

Non certo è un segreto per nessuno il fatto che l’Uniatismo era e resta un progetto speciale della Chiesa cattolica romana, avente lo scopo di convertire gli ortodossi al cattolicesimo. Con l’aiuto delle autorità secolari, gli uniati hanno agito per molti secoli contro la Chiesa ortodossa, conquistando chiese e monasteri degli ortodossi, convertendo la gente comune al cattolicesimo e opprimendo il clero ortodosso in tutti i modi possibili. Questo è stato il caso del Principato polacco-lituano dopo l’unione di Brest del 1596, e questo è stato il caso dell’Ucraina occidentale tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 del XX secolo.

Nel confronto civico oggi in corso in Ucraina, i greco-cattolici hanno preso una parte, stabilendo una cooperazione attiva con i gruppi ortodossi scismatici. Il capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, insieme al capo del cosiddetto Patriarcato di Kiev, si sono rivolti più volte al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, chiedendo alle autorità americane di interferire nella situazione e di riportare l’ordine in Ucraina. I greco-cattolici hanno infatti lanciato una crociata contro l’Ortodossia.

In Vaticano spesso ci ripetono che non possono influenzare le azioni dei greco-cattolici, a causa della loro autonomia. Ma prendere le distanze da tali azioni è qualcosa che il Vaticano è anche  riluttante a fare. In queste circostanze, è diventato più difficile parlare di un incontro tra il Papa e il Patriarca di Mosca nel prossimo futuro. Dovremo aspettare fino a quando le ferite inferte di recente saranno guarite. Tuttavia, noi non perdiamo la speranza che le relazioni tra ortodossi e cattolici potranno normalizzarsi.